Non si fermano le polemiche dopo l’intervista che il presidente del Senato Ignazio La Russa ha rilasciato su Giorgio Almirante
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Non si fermano le polemiche sorte dopo l’intervista che il presidente del Senato Ignazio La Russa ha rilasciato al Corriere della Sera sulla figura di Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano."Quegli esponenti della sinistra che negano sistematicamente la verità, fanno finta di non accorgersi che insultando il presidente La Russa ma soprattutto contrastando quanto riportato dal Corriere della sera su ciò che hanno testualmente detto gli ultimi due Capi dello Stato, offendono le parole dei Presidenti Mattarella e Napolitano che, in messaggi ufficiali, diedero ampio riconoscimento al ruolo e all'opera di Giorgio Almirante nell'Italia repubblicana, così come il presidente del Senato si è limitato a ricordare nell'intervista”, fanno sapere fonti vicine al presidente La Russa. “E gli stessi, fanno altresì finta di non sapere che al funerale del capo del MSI, resero omaggio, in diretta Rai, Nilde Iotti e Giancarlo Pajetta”, trapela tra i corridoi di Palazzo Madama. “Che tristezza rilevare come la becera polemica partitica possa cancellare quel dovuto rispetto per gli avversari che era presente almeno in Parlamento nei comunisti. Quelli veri che avevano combattuto per le loro idee così come Almirante per le sue”, concludono le fonti vicine alla seconda carica dello Stato.Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, infatti, ha criticato l’intervista rilasciata al Corriere descrivendola come “l'ennesima operazione di revisionismo storico inaccettabile da parte della seconda carica dello Stato”. Il leader di Europa Verde ricorda: “Almirante fu capo di gabinetto del Minculpop nella Repubblica di Salò, collaboratore della rivista 'La Difesa della Razza', sostenitore delle leggi razziali e teorico di un antisemitismo feroce e consapevole”. Secondo Bonelli, pertanto, presentare Almirante “come protagonista del percorso democratico italiano significa insultare la verità storica e la memoria degli ebrei italiani perseguitati, deportati e uccisi". L’esponente dell’opposizione non ha dubbi: "La politica del dialogo e la storia dei crimini sono piani distinti, e La Russa li mescola deliberatamente per riscrivere il passato e non è la prima volta. Come quando disse che nella Costituzione non c'è riferimento antifascista, quando reinterpretò i fatti via Rasella definendo 'semi-pensionati' i soldati nazisti. Oggi fa di un protagonista della propaganda razzista fascista un padre nobile della democrazia repubblicana. È inaccettabile”. Bonelli, poi, conclude con l’ennesimo affondo: “Da chi rappresenta le istituzioni ci si attende rispetto rigoroso della verità storica e dei valori antifascisti su cui si fonda la nostra Costituzione. La Russa non li rispetta. Non li ha mai rispettati''.










