Quella fu la partita del sogno e della consapevolezza, dell’approdo alla sua prima semifinale di un masters 1000. Ma sappiamo bene come il tennis sia uno sport violento, dove è assai pericolo tergiversare con la testa rivolta all’indietro. Agassi l’aveva ribattezzato una sorta di pugilato figurato, dove le sconfitte rimangono sotto traccia più a lungo. Ne è ben consapevole Luli, l’italiano con il sangue argentino nelle vene, uno che nella lotta e nel corpo a corpo sul campo da tennis trova una sua forma di sopravvivenza. Le radici sudamericane non si dimenticano. “Inutile nascondersi. Sono numero sedici del mondo, ora l’obiettivo è entrare in top ten. Difficile, ma reale”, racconta seduto sui divanetti dell’area stampa del Roland Garros. “Arrivo qui a Parigi con molta fiducia, so di poter far bene”. La terra rossa francese negli anni passati non gli ha mai portato molta fortuna. “Ho raggiunto al massimo un secondo turno, quindi le aspettative non sono altissime. Però è anche vero che quest’anno sono successe tante cose e che ci arrivo con più esperienza. Sono consapevole del livello raggiunto, quindi entro in campo più tranquillo”. Darderi debutterà martedì contro l’austriaco Ofner, ma se dovesse proseguire il suo cammino agli ottavi si troverebbe davanti Jannik Sinner, a cui manca solo lo Slam di Parigi per conquistare il Career Grand Slam ed entrare a titolo definitivo nell’olimpo dei grandi. “Affrontare Jannik è veramente difficile, è un giocatore fortissimo, non lo scopro certo io. Ho già giocato con lui in Australia lo scorso gennaio, quindi non sarebbe la prima volta”. Quasi pleonastico domandargli cosa si sia portato a casa da quella partita, eventualmente da utilizzare come potenziale contromisura. “La prima volta che giochi contro lui puoi essere intimorito, ma in caso dovessimo incontrarci ancora cercherò solo di godermela, entrando in campo per dare il massimo. Ma direi che prima c’è ancora molta strada da fare”.