I risultati delle ultime elezioni andaluse raccontano una storia precisa. Il Partido Popular perde la maggioranza assoluta e per governare dovrà appoggiarsi a Vox. Quest’ultimo non esplode, ma si stabilizza nelle province di Almería, Huelva, Jaén: territori agricoli, spesso latifondisti, con un’alta concentrazione di lavoratori migranti e un conservatorismo storico che affonda le radici nel franchismo. Ad Almería, Vox ottiene il 23,21% dei voti, diventando la seconda forza provinciale, superando persino il Psoe. È il risultato di una strategia costruita negli anni.

Il mondo rurale vive da decenni in una condizione di marginalità strutturale. Le politiche neoliberali hanno smantellato l’accesso alle risorse nelle zone interne, i prezzi agricoli sono crollati, i costi di produzione sono esplosi. I giovani emigrano verso le città. La grande distribuzione alimentare detta le condizioni ai produttori, stretti tra margini sempre più risicati e una burocrazia europea percepita come lontana e ostile. A questo si aggiunge quello che la giornalista Patricia Dopazo, coordinatrice della rivista Soberanía Alimentaria, chiama “il disprezzo sistematico che il mondo rurale percepisce da parte della città”. La sinistra è stata a lungo accusata di essere “cosmopolita”: attenta ai diritti civili, ai temi di genere, all’ambiente ma sorda alle preoccupazioni concrete di chi vive di terra e bestiame. Questo vuoto non è rimasto vuoto a lungo.