Le reazioni social al delitto di piazza Fontana sono state in linea con l’aumento di crudeltà che caratterizza il pensiero quotidiano. Si sono sprecate le richieste di pene corporali, di detenzione definitiva, di lavori forzati e di torture. Si assiste ad un appuntamento tragico: il sadismo latente dell’opinione pubblica sfrena ogni volta che un fatto di cronaca si distingue per caratteristiche di anomala violenza. Il mite pensionato con borsello, che ogni mattina fa la spesa al mercato Fadini, sarebbe pronto ad angariare i rei con lo stivaletto malese; la paciosa dirimpettaia di pianerottolo del palazzotto in via Emilia non si farebbe scrupolo di sottoporre i colpevoli alle carezze della vergine di Norimberga; il pio cultore di tradizioni nostrane deambulante in Città Vecchia, punirebbe i giovani traviati accomodandoli sulla culla di Giuda.
È tornata ad essere apprezzata la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente; ovvero punire l’offesa in modo equivalente al danno causato. Legge dalle origini antiche: il codice di Hammurabi (1750 avanti Cristo) stabiliva che la pena fosse proporzionata al crimine commesso. Anche nell’Antico Testamento si andava con la mano pesante (Esodo e Levitico) visto che la legge del taglione era citata come principio di equità. Bisognerà aspettare Gesù di Nazareth che, come riporta il Vangelo di Matteo, ribalta l’agire vendicativo: «Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra», superando la logica della ritorsione attraverso il perdono e la non violenza.









