Nuovi dettagli scuotono il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco che continua a dividere investigatori, magistrati e opinione pubblica a quasi vent’anni dai fatti. Nella consulenza affidata dalla Procura di Pavia all’antropologa forense Cristina Cattaneo, come riportato da Giorgia Venturini su FanPage.it, emerge una ricostruzione destinata a riaprire interrogativi sull’aggressione avvenuta il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. Secondo quanto riportato nella relazione, Chiara Poggi sarebbe morta “tra i 15 e i 20 minuti dopo l’inizio dell’aggressione” e, almeno nella prima fase, avrebbe mantenuto lucidità e capacità di reazione.
“Chiara poteva reagire”: il nodo della difesa passiva
La consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo ribalta in parte quanto sostenuto anni fa dal medico legale Marco Ballardini, secondo cui la vittima non avrebbe avuto il tempo materiale di difendersi. Per la nuova analisi, invece, nei primi istanti dell’aggressione la ragazza sarebbe rimasta cosciente. “È molto probabile che Chiara avesse uno stato di coscienza conservato”, si legge nella relazione, con la possibilità di “azioni finalizzate”, come tentare di allontanarsi, chiedere aiuto o proteggersi. Gli esperti parlano di una possibile “difesa passiva”, prima che i colpi successivi alla testa compromettessero definitivamente la capacità di reazione della giovane.







