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Marco Confalonieri*

Kyle Busch, tra i più vincenti piloti americani, è morto a causa di una sepsi seguita a una polmonite fulminante. Fino a pochi giorni prima era in pista: poi il tracollo. Come è potuto accadere? E quali segnali non vanno trascurati?

A uccidere Kyle Busch, pilota statunitense due volte campione di Nascar, è stata una grave polmonite degenerata in sepsi, che ha provocato complicazioni rapidissime e devastanti. Busch è morto giovedì all'età di 41 anni, un giorno dopo aver perso conoscenza durante una sessione al simulatore Chevrolet: e aveva accusato quelli che inizialmente sembravano sintomi da semplice sinusite o raffreddore durante il weekend di gara a Watkins Glen, il 10 maggio. Via radio aveva chiesto al team «un'iniezione» da parte dei medici al termine della corsa. Ma come è stato possibile?

La notizia di decessi improvvisi per polmonite, anche in persone giovani e considerate sane, colpisce perché contraddice un’idea diffusa: che la polmonite acquisita in comunità sia, di solito, una malattia lieve da curare a casa. In realtà la polmonite può essere grave o addirittura fulminante, evolvendo in pochi giorni verso insufficienza respiratoria (i polmoni non riescono più ad ossigenare il sangue) e shock settico (crollo della pressione per infezione generalizzata).