Il mondo dell’automobilismo americano è sprofondato in uno stato di shock totale per l’improvvisa scomparsa di Kyle Busch, uno dei piloti più iconici e vincenti della storia della NASCAR, morto a soli 41 anni. Il pilota nativo di Las Vegas si è spento nella notte italiana tra giovedì e venerdì presso un ospedale di Charlotte, città dove avrebbe dovuto gareggiare proprio in questo weekend. La notizia ha lasciato un vuoto incolmabile in uno sport dove Busch era ancora pienamente in attività e protagonista assoluto.

Un palmarès da leggenda

Kyle Busch non era un semplice concorrente, ma un vero recordman assoluto capace di riscrivere la storia delle competizioni a ruote coperte negli Stati Uniti. Con ben 234 vittorie complessive ottenute tra Cup Series, Xfinity Cup e Truck Series, deteneva il primato di successi in tutte le serie dell’universo NASCAR. Nella categoria regina, la Cup Series, era il nono pilota più vincente di sempre e aveva saputo conquistare due titoli iridati, nel 2015 e nel 2019.

Gli ultimi giorni e il malore improvviso

Le cause esatte della morte non sono ancora state del tutto chiarite, ma il decesso è avvenuto pochi giorni dopo la sua ultima vittoria, ottenuta proprio la scorsa settimana nella Truck Series a Dover. Qualche segnale di malessere era emerso durante la precedente tappa a Watkins Glen, dove Busch aveva accusato una forte sinusite venendo curato dai medici con una flebo ricostituente, ma nulla lasciava presagire un esito così tragico. Il ricovero d’urgenza è avvenuto a seguito di un malore improvviso che lo ha portato via nel giro di poche ore.