Bisogna riconoscere a Giorgia Meloni il merito di aver disinnescato una miccia pronta ad esplodere: il fermo nazionale del trasporto merci per l’agitazione indetta dalla categoria a fine maggio. Se venerdì scorso non fosse stata raggiunta a Palazzo Chigi l’intesa con le associazioni di categoria, ci saremmo ritrovati nel caos, nel senso letterale del termine. Avremmo dovuto misurarci con enormi difficoltà nell’accesso persino a beni di prima necessità. Il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio delle accise fino al 6 giugno. Confermati lo sconto di 5 centesimi al litro per la benzina, mentre si scende da 20 a 10 centesimi al litro per quello relativo al diesel. Agli autotrasportatori sono stati destinati finora altri 200 milioni oltre i 100 già previsti in un precedente decreto. Si tratta di una boccata d’ossigeno per una categoria colpita duramente dal “caro carburante”.

Nella speranza che si attenuino gli effetti del conflitto tra Stati Uniti e Iran e riprenda il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, va ricordato che lo shock energetico generato dalla guerra in Medioriente e l’incertezza legata agli effetti dei dazi americani hanno ridimensionato le aspettative che i Paesi europei avevano relativamente alla crescita. Nell’Eurozona l’incremento del Pil è ora indicato allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, contro l’1,2 e l’1,4 delle previsioni d’autunno. Una diminuzione significativa. Da non trascurare.