Altri sei militanti tornati in Italia. Nell'inchiesta sugli arresti valutate anche torture e violenze sessuali. Parigi vieta l'ingresso al ministro
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Ancora sventolio di bandiere della Palestina ieri a Fiumicino. Altri sei attivisti, cinque italiani e un americano residente in Italia della Global Sumud Flotilla per Gaza rilasciati in settimana dalle autorità israeliane, sono rientrati nel pomeriggio all'aeroporto di Fiumicino, da Istanbul, dove erano stati trasferiti da Eilat dopo essere stati fermati in acque internazionali. Un rientro pacifico al contrario di quello che è successo a Bilbao, dove il rientro di sei membri della Flotilla si è trasformato in una guerriglia tra membri della Flotilla e loro sostenitori e la Ertzaintza, la polizia basca. Tutto si è concluso con l'arresto di quattro persone.Giovedì erano già rientrati in italia, via Atene, il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il deputato Cinque Stelle Dario Carotenuto. Entrambi già ascoltati dalla Procura di Roma che oltre al sequestro di persona sta valutando altri reati tra cui la tortura e la violenza sessuale. Gran parte del dossier giudiziario ruota attorno alle testimonianze degli arrestati, espulsi da Israele dopo una prigionia su cui l'inchiesta della procura capitolina punta a fare luce. Ma anche attorno al video pubblicato dal ministro della Sicurezza israeliana, Ben Gvir: da ieri «interdetto dall'accesso al territorio francese». Lo ha annunciato su X il capo della diplomazia di Parigi, Jean-Noël Barrot. «Questa decisione fa seguito alle sue azioni inqualificabili nei confronti di cittadini francesi ed europei passeggeri della Sumud», spiega il ministro ripetendo che il governo d'Oltralpe «disapprova comunque l'approccio» della flottiglia. «Non possiamo però tollerare che cittadini francesi vengano minacciati, intimiditi o maltrattati in questo modo, soprattutto da un pubblico ufficiale», dice Barrot riferendosi alle immagini che hanno fatto il giro del mondo dall'hangar israeliano di Ashdod, dov'è stata trattenuta buona parte degli attivisti, in ginocchio e con i polsi legati, tra le risate di Ben Gvir.Il capo della diplomazia francese chiede inoltre all'Ue di imporre sanzioni al ministro israeliano, sposando la linea della Farnesina, e con Antonio Tajani che ieri è tornato sull'argomento: «Siamo amici di Israele, ma c'è un limite entro il quale non si può andare, essere amici significa anche essere sinceri». Tajani rivendica il documento firmato da Italia, Germania, Francia e Regno Unito, al quale si sono aggiunti altri Paesi «per dire basta alle azioni dei coloni». Testo congiunto che chiede al governo Netanyahu di porre fine all'espansione degli insediamenti: «Illegali, il diritto internazionale è chiaro», l'altolà degli E4 che avvertono poi le imprese israeliane: non dovrebbero partecipare a gare d'appalto per costruire nelle colonie. Per Tajani occupare Territori dell'Autorità nazionale palestinese «compromette anche la strategia di pace che prevede due popoli e due Stati».












