Nella serata di ieri il rientro a Fiumicino degli italiani della Global Sumud Flotilla per Gaza rilasciati dal governo israeliano. Racconti choc, tra pestaggi e abusi sessuali. La procura di Roma acquisirà il video diffuso da Ben Gvir mentre deride i partecipanti alla missione inginocchiati con le mani legate dietro la schiena. Tajani chiede all'Ue sanzioni contro il ministro israeliano
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Sono tornati a Roma la scorsa notte gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla per Gaza rilasciati da Israele. Al loro rientro a Fiumicino hanno parlato di torture subite, sia fisiche che psicologiche e di aver vissuto per 48 ore in un campo di concentramento. Intanto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si muove per chiedere all’Ue sanzioni contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.
Il rientro degli italiani
"A chi hanno rotto costole, a chi hanno molestato sessualmente ma è stata anche una tortura psicologica. Per andare al porto mi hanno chiuso in una gabbia di ferro di un metro, dove non si vedeva nulla e fuori i cani che abbaiavano e graffiavano sul ferro", è la testimonianza di Antonella Mundu, toscana. "Se prima eravamo tornati umiliati ma sostanzialmente integri, stavolta torniamo letteralmente con le ossa rotte", è invece il commento di Luca Poggi. "Mi hanno buttato a terra, riempito di botte in quattro, mi mettevano fascette sulle mani stringendole e poi le staccavano via tirandole. Ma ancora, cercavano di farmi uscire la spalla, oppure mi prendevano per i capelli e mi alzavano su tipo trofeo", sono invece le descrizioni di Marco Montenovi, 43enne di Ancona. Un altro gruppo di attivisti era arrivato poco prima a Roma da Istanbul. Nella capitale turca erano giunti nel tardo pomeriggio a bordo di uno dei voli charter della Turkish decollati da Eilat con tutti gli altri attivisti di vari Paesi che avevano partecipato alla missione. I primi a rientrare erano stati in mattinata, via Atene, il giornalista Alessandro Mantovani e il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, che ha raccontato: "Ci pestavano e ci dicevano 'Welcome to Israel’, ci hanno picchiato selvaggiamente”. Racconti che combaciano con quelli di altri attivisti liberati dal centro di detenzione di Ketziot.












