Trump sarebbe vicino a un’intesa temporanea con l’Iran per congelare l’escalation regionale: riapertura dello Stretto di Hormuz, ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane e avvio di nuovi negoziati sul nucleare. L’accordo, mediato anche da Pakistan e monarchie del Golfo, includerebbe una tregua parallela tra Israele e Hezbollah, ma resta fragile e pieno di incognite

Quando ieri Dan Scavino, vice capo di baronetto della Casa Bianca e storico assistente del presidente Donald Trump, aveva postato su X um video di un bombardiere B2 statunitense si era temuto il peggio: sembrava un messaggio che anticipava la ripresa dei bombardamenti sull’Iran, anche quello stesso video era stato postato da Scavino nelle ore che hanno preceduto l’attacco di Usa e Israele alla Repubblica Islamica. È noto che Trump sia in una fase di difficoltà: non c’è alcun modo di raccontare la guerra contro Teheran come una vittoria, ma il presidente ha necessità di arrivare velocemente a una qualche conclusione del conflitto – il peso sul consenso inizia a farsi sentire e rischia di compromettere i risultati delle elezioni di metà mandato che ci saranno a novembre.

È questa complessa situazione – soprattutto interna, ma con importanti dimensioni internazionali – la ragione per cui l’amministrazione americana starebbe lavorando alacremente per un’intesa temporanea con l’Iran che potrebbe congelare per almeno 60 giorni l’attuale fase di escalation regionale, riaprire completamente lo Stretto di Hormuz e riattivare parte delle esportazioni petrolifere iraniane. Secondo fonti americane, “siamo vicini”. Per Axios, sempre ben informato, il memorandum d’intesa – ancora non finalizzato e suscettibile di saltare nelle ultime ore – potrebbe essere annunciato già oggi.