Italia
Alfonso Pascale
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Un recente sondaggio pubblicato da SWG evidenzia che un italiano su due sostiene la proposta del federalismo pragmatico caldeggiata da Mario Draghi, con meno di uno su quattro che sarebbe contrario. Nel discorso tenuto ad Aquisgrana il 14 maggio scorso, l’ex premier ha precisato il senso della sua proposta, affermando che questa tiene insieme “capacità di realizzazione e legittimità democratica”.
Draghi parte da quanto già realizzato in questi ultimi mesi. “La risposta militare all’imperialismo nazionalista russo – ha detto – è sostenuta da un gruppo centrale – Germania, Polonia, Francia e Regno Unito – insieme ai Paesi nordici e baltici più vicini alla minaccia”. Tale aggregazione, però, non può essere ricondotta all’esperienza delle aggregazioni differenziate, come le cooperazioni rafforzate o le cooperazioni strutturate permanenti, che pure sono state realizzate nell’Ue. Queste ultime, infatti, non mettono in discussione il principio della decisione all’unanimità tra chi vi partecipa. Ed è proprio dalla trappola dell’unanimità che Draghi vuole uscire, quando propone di promuovere un federalismo pragmatico. Non si tratta solamente di favorire “la cooperazione in aree concrete tra chi è d’accordo”, ma di favorirla sulla base di una logica federale che non ammette l’unanimità. Come è avvenuto nell’Eurozona. In tale aggregazione, la Banca centrale europea, un organismo federale, può prendere decisioni senza essere vincolata dall’unanimità (dei rappresentanti delle banche centrali degli Stati membri che hanno adottato l’euro). “Quella stessa dinamica – ha proseguito l’ex governatore della Bce – andrebbe promossa nell’energia, nella tecnologia e nella Difesa”. Ma ciò richiederà un nuovo trattato tra chi è d‘accordo (non già la riforma dei Trattati esistenti), con nuove istituzioni di governo e di controllo. “Siamo arrivati ad un punto in cui le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute dentro la cornice istituzionale che abbiamo ereditato”, ha detto Draghi in conclusione del suo discorso.







