D’Ascoli I dazi americani, le tensioni in Medio Oriente, il rallentamento di Dubai, il crollo del mercato turco, il prezzo impazzito delle materie prime: tutto si scarica sulle aziende aretine. La cassa integrazione è tornata a correre, soprattutto tra le piccole imprese artigiane. Molte realtà lavorano a singhiozzo. Altre hanno già abbassato la saracinesca.

Il nuovo sindaco non potrà certo influenzare le scelte di Trump, i mercati internazionali o gli Emirati Arabi Uniti. Ma avrà il compito di tenere insieme il tessuto sociale mentre l’economia rallenta. E qui si apre la seconda grande emergenza: il lavoro povero. Arezzo continua ad avere dati occupazionali migliori della media toscana, ma sempre più contratti sono precari, intermittenti, temporanei. Aumentano le persone che lavorano senza riuscire davvero a vivere con serenità.

In questo scenario, parlare di sociale non può più essere considerato un esercizio ideologico. Diventa una necessità concreta. Servizi educativi, sostegno alle famiglie, assistenza agli anziani, salute mentale, inclusione dei fragili, politiche per la disabilità: il prossimo sindaco dovrà decidere se queste saranno voci secondarie o i capisaldi della sua città. Anche perché Arezzo sta invecchiando rapidamente. E una città che invecchia senza rafforzare la rete dei servizi rischia di diventare più fragile, più arrabbiata e più ingiusta.