Ugo Mulas, “Jasper Johns”, New York, 1964 © Eredi Ugo Mulas

Che cosa davvero cercava Ugo Mulas nel lavoro di un artista come Jasper Johns? Cosa lo ha motivato al punto da fissare lui e il suo lavoro in oltre duemila scatti? È la domanda a cui si propone di rispondere Flavio Fergonzi con una ricerca che si è rivelata sempre più convincente, e anche avvincente, man mano che procedeva; avvincente per lui e ora anche per il lettore, che si trova tra le mani il libro che ne è nato: Ugo Mulas / Jasper Johns Fotografia come atto critico. Photography as a Critical Act (Dario Cimorelli editore, pp. 186, e 34,00). Fergonzi completa in questo modo la sua indagine sulla questione nevralgica della ricezione di Johns in Italia avviata con un altro libro pubblicato nel 2019 nella collana «Pesci rossi» di Electa.

I numeri sono questi: 528 scatti effettuati in occasione delle prime riprese fotografiche nello studio di Riverside Drive nell’autunno 1964; 636 scatti nello studio di Edisto Beach in South Carolina a fine 1965, ai quali va aggiunta una serie «numericamente altrettanto importante» realizzata poche settimane dopo a West Islip, Long Island, nei laboratori di stampa di Tatyana Grosman. I restanti scatti, sempre nell’ordine delle centinaia, sono quelli eseguiti nell’autunno del 1967 in uno studio provvisorio dell’artista a Canal Street.