Un solo scopo: un’arte vera. Un ardore di vita, una energia nuova si risvegliava negli uomini, come se fossero alla fine di una penosa convalescenza. Tutto doveva finire, tutto doveva rinascere. Libertà, la gran parola, la magica parola sprigionava da ogni petto un più salutare respiro. In ogni cervello mettevano fusto le idee; si combatteva per ogni aspirazione: tutto doveva rinnovarsi, tutto doveva rivestirsi di una nuova forma: le mode, gli usi, le arti.
Tutto ciò che era compressione doveva essere calpestato, quel giogo che legava alle consuetudini doveva essere infranto: era un lavorio continuo, costante, una lotta di tutte le menti, di tutte le braccia. Questa ribellione che voleva cambiare la faccia dei tempi, che aspirava alla fratellanza di un popolo diviso in tanti piccoli gruppi nemici, doveva influire sulle arti; le manifestazioni artistiche dei giovani dovevano pure essere corroborate da questa aura salutare. Non potevano più sentirsi costretti dalle fredde regole accademiche, non potevano più ricercare nelle mitologiche rappresentazioni, nella vecchia storia romana e greca i soggetti delle loro opere. Qualche cosa di nuovo urgeva in queste giovani menti; le loro mani, guidando il pennello, sentivano una spinta incosciente verso una più larga linea. I colori sulla tavolozza divenivano troppo pallidi per i loro occhi aspiranti alla visione di un cielo azzurro.








