Almeno ogni tanto una mostra non su chi fa le foto, ma su chi le immagini le cura. In questo particolare caso qualcuno che fa molto altro: le sequenzia e gli dà una forma nuova, quella del photobook. A life of making, a cura di Annalisa D’Angelo e visitabile fino al 19 giugno a Officine Fotografiche, ripercorre dall’origine le straordinarie avventure della graphic designer/fotografa/curatrice/art director Yolanda Cuomo. E il termine “straordinarie” non è a caso: in una vita sola, Yolanda Cuomo ha lavorato con alcune delle figure più importanti dell’arte mondiale, come Marvin Israel, Sylvia Plachy, Andy Warhol e Richard Avedon.
Ha fatto copertine di dischi per Bob Dylan, Bruce Springsteen, Lou Reed e Laurie Anderson, ma sopratutto è stata l’artefice di alcuni dei volumi fondamentali della storia della fotografia mondiale come “Reflection” di Diane Arbus, libro postumo nato dalla collaborazione Dune Arbus, figlia dell’artista, ma anche i capisaldi della fotografia documentaria come “Farewell to Bosnia” di Gilles Peress, “Photographs” di Robert Capa, “Paolo Pellegrin” di Paolo Pellegrin , “Tiny, Streetwise Revisited” di Mary Ellen Mark, “Driftless: Photographs from Iowa” di Danny Wilcox Frazier, “New York September 11” di Magnum Photos, o il più recente “American Geography” di Matt Black, e la lista è ancora lunga. “Ero ospite a casa di Yolanda che dopo il Covid è diventata anche il suo studio. Ho iniziato a notare materiale che non avevo mai visto prima: fotografie ingrandite di annunci mortuari, scritte sui muri, insegne dei negozi, polaroid con una giovanissima Yolanda che ballava come se recitasse insieme a Richard Avedon. Lì mi sono convinta che c’era tanto di Yolanda da mostrare, da portare in giro” dice la curatrice Annalisa D’Angelo.









