Si fanno sempre più confusi i rapporti dentro la maggioranza sulla riforma elettorale. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani (Fdi), ha detto ieri che il primo sì della Camera dovrà arrivare entro giugno, mentre l’altro ieri il ministro Roberto Calderoli ha subordinato l’assenso della Lega al via libera all’autonomia differenziata, calendarizzata per legge a metà luglio in Aula. Una confusione che nasce da una mancanza di accordo sulle modifiche da apportare al Melonellum e che ha spinto Fdi a far filtrare l’ipotesi di forzature nell’iter della legge, cosa che ha fatto irritare le opposizioni ma anche i partner.
LA SETTIMANA appena conclusa ha visto esaurire in commissione Affari costituzionali della Camera le audizioni sul Melonellum. Nella prossima si svolgerà una rapida discussione generale a cui saranno dedicate due sole sedute, martedì e mercoledì, quindi sarà stabilito il termine per gli emendamenti. Ma in questi stessi due giorni la medesima commissione, assieme alla sua omologa del Senato, inizierà un altro ciclo di audizioni, dedicato alle Intese preliminari tra Stato e quattro regioni guidate dal centrodestra per la devoluzione di alcune materie che non richiedono la definizione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni). Si tratta delle pre-Intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere protezione civile, previdenza complementare, professioni e coordinamento della finanza pubblica in tema di salute. Entro 90 giorni, cioè entro metà luglio, Camera e Senato dovranno approvare una risoluzione che consenta al governo di procedere con le Intese vere e proprie con le quattro regioni, che a loro volta torneranno in Parlamento in forma di ddl per il via libero definitivo. La fine legislatura si avvicina e la Lega, almeno quella nordista, vuol portare a casa qualcosa per mantenere uno zoccolo duro di consensi. L’aut aut di Calderoli evidenzia però una distanza sulla legge elettorale.














