È stata indubbiamente una delle grandi emozioni del Festival di Cannes di quest’anno assistere al ritorno di Andrey Zvyagintsev, il regista russo che mancava dal mondo del cinema dal 2017, anno in cui presentò, sempre sulla Croisette, il bellissimo “Loveless”.

In questi nove anni di assenza, Zvyagintsev ha passato molto tempo in ospedale ricoverato per il Covid e ha iniziato nuovi progetti, realizzati al di fuori della sua terra natale, le cui lavorazioni sono state però interrotte. “Minotaur”, il suo nuovo film in concorso a Cannes, è arrivato invece a compimento, grazie a una coproduzione tra tre paesi – Francia, Lettonia e Germania – e alla tenacia del regista nel voler raccontare quel paese in cui è cresciuto ma in cui ormai, da esiliato, non vive più.

Sullo sfondo della guerra tra Russia e Ucraina, i cui echi sono onnipresenti durante la visione, si sviluppa una vicenda che riguarda una famiglia borghese, composta da un direttore d’azienda, sua moglie e il figlio adolescente.

L’uomo inizia però a sospettare che la moglie lo tradisca e mentre crescono i suoi problemi famigliari, anche al lavoro deve affrontare numerosi ostacoli legati a quanto sta avvenendo politicamente nel paese.