di
Valerio Cappelli
Il grande regista russo dissidente, che vanta il Leone d'oro a Venezia e tre premi a Cannes, con «Minotaure» si candida alla Palma: «Il crollo morale e la guerra sullo sfondo di un tradimento familiare»
Quando si è risvegliato dal coma, il mondo non era più quello di prima. Putin aveva invaso l’Ucraina. «Fu uno shock. E intanto stavo morendo di Covid», ha detto. Andrey Zvyagintsev che a Cannes porta «Minotaure». Il film è una affascinante danza macabra sul crollo morale, tutto fuorché una pillola consolatoria.
Il regista dissidente russo (Leone d’oro a Venezia nel 2002 per Il ritorno, più tre premi a Cannes, tra cui Leviathan), ha vissuto un’esperienza estrema degna di un horror. Dopo aver contratto il Covid, le sue condizioni in ospedale si erano aggravate in ospedale a causa di una conseguente setticemia.










