Roma, 23 mag. (askanews) – E’ scomparso il 18 maggio, a 93 anni, un monumento (la definizione è del quotidiano ‘Le Soir’) della storia politica ed economica del Belgio e anche europea, Etienne Davignon. Fu due volte membro della Commissione europea, prima responsabile per il Mercato interno, l’Unione doganale e gli Affari industriali dal 1977 al 1981, e poi vicepresidente della Commissione, questa volta con delega all’Energia dal 1981 al 1985, quando svolse un ruolo giudicato cruciale al vertice dell’Esecutivo comunitario per compensare la mancanza di autorità dell’allora presidente, il lussemburghese Gaston Thorn. Si pensò a lui per presiedere la Commissione nel mandato successivo, ma poi arrivò Jacques Delors.

Nella storia dell’integrazione europea, Davignon (che aveva lavorato al Ministero degli Esteri belga sotto il ministro Paul-Henri Spaak, uno dei ‘padri fondatori’ dell’Unione, ed era stato anche direttore dell’Agenzia internazionale dell’Energia dal 1974 al 1977) è ricordato soprattutto per il piano di politica industriale europea per la siderurgia lanciato dalla Commissione tra il 1977 e il 1982.

L’allora commissario per l’Industria riuscì a far approvare dai governi degli Stati membri della Cee una dichiarazione ufficiale di ‘crisi manifesta’ nel settore dell’acciaio e il celebre ‘Piano Davignon’, che salvò la siderurgia europea, minacciata da una crisi di sovraccapacità interna e dalla concorrenza esterna, soprattutto asiatica.