La nuova legge del 2025 introduce parametri più stretti di altimetria e pendenza, riducendo il numero dei comuni montani italiani.

Le zone montane rappresentano aree preziose, dove nascono e risiedono beni comuni importanti: acqua, colture, pascoli, foreste e boschi. Non è un caso che dette zone, intese come ambiente montano abitato e non come montagna nella sua accessione fisica, siano menzionate nella Carta costituzionale. L’art. 44 della Costituzione, dopo il primo comma che tratta di “proprietà terriera privata”, al 2°comma recita: «La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane». La disposizione fu proposta dall’on. Michele Gortani e l’Assemblea la accettò. L’on. Michele Gortani (friulano) era uno dei più eminenti geologi italiani. Titolare della cattedra di Geologia presso l’Università di Bologna, fu autore di numerose opere di geologia e di scienze naturali, ma anche di storia ed etnografia.

Le parole nette, scritte in Costituzione, impegnano lo Stato italiano. In attuazione della Costituzione, nel corso del tempo (con cadenza all’incirca ventennale) sono state adottate diverse leggi per le aree montane, in alcuni parti tutt’ora vigenti. Recentemente, sulla materia, il Parlamento ha approvato una nuova legge. Si tratta della legge n. 131 del 12 settembre 2025 per il riconoscimento e la promozione delle zone montane, costituita da ben 35 articoli. L’articolo 2 è quello sul quale ci soffermeremo. Esso contiene novità importanti sulla classificazione dei comuni montani, ai quali si applicheranno le nuove disposizioni.