Il ricordo resta vivo ed è confortante constatare che molti giovani e cittadini comuni vivono ancora quella pagina di 34 anni fa come una ferita che non vogliono dimenticare.

Non possiamo permettere che il 23 maggio e il 19 luglio diventino giornate di mere parate istituzionali, di “sepolcri imbiancati” che fingono di ricordare Falcone e Borsellino mentre, durante l’anno, non fanno nulla per aiutare i magistrati a far emergere le verità che ancora mancano, o addirittura ostacolano i processi che le riguardano.

In una giornata come questa, che rischia di trasformarsi anno dopo anno in una commemorazione vuota, sterile e retorica, abbiamo bisogno di cittadini che abbiano ancora voglia e senso di verità.

Così Nino Di Matteo, intervenuto dal piazzale antistante il Tribunale di Palermo in occasione della partenza del corteo per la commemorazione della strage di Capaci.

“La mafia è una realtà complessa, una realtà che sta nel territorio da 200 anni e continua a starci. Guarda quello che fa lo Stato e si adegua. La mafia conserva la sua forza e la sua struttura reticolare con i mandamenti, ma in certe fasi deve rinunciare ad avere una capacità organizzativa centrale, una regia che poi è quello che ha portato all’attacco allo Stato con le stragi del 1992.”