«Se la differenziata è fatta bene si capisce dal peso del sacchetto». Come? «Prenda quello della plastica: se non è leggero, dentro c'è qualcosa di sbagliato». Sonia Pacini da 25 anni è un'operatrice ecologica di Amiat. Ogni giorno passa 6 ore sul veicolo compattatore che raccoglie i rifiuti. E racconta i segreti del mestiere mentre si definisce «orgogliosa» del suo lavoro: «La mia missione è tenere Torino più pulita possibile». La sua giornata inizia in via Germagnano. Alle 6,50 timbra il cartellino, incontra il collega apprendista Luca Maiorano e insieme partono per la raccolta. Come lei, ogni giorno fanno lo stesso altri 500 operatori. Sonia e Luca da un anno si occupano di Falchera e Barriera di Milano. Quella Torino Nord «dove ci sono ancora le ecoisole e non il porta a porta - dice - ma facciamo tutto». Un giorno la plastica, uno la carta. E così via. La raccolta rifiuti tra Falchera e Barriera La loro giornata di lavoro è «una corsa a ostacoli». Il mezzo segue la mappa online dei condomini: «Un tempo era una distinta di carta», dice Sonia. Venerdì 22 maggio: plastica. «Giriamo tra auto in doppia fila, strade strette, ciclabili». In media fanno 200 «prese»: «Sono le volte in cui ci fermiamo e svuotiamo i bidoni: da far venire il mal di schiena». Ma alla fine «qualcuno fa anche i complimenti». E poi? «Doccia e il giorno dopo ricominciamo da capo». A Torino il lavoro non manca di certo: nel 2024, ultimo dato disponibile, la città ha prodotto 413 mila tonnellate di rifiuti. Oltre 1.100 ogni 24 ore. La differenziata è più della metà: 680 tonnellate. E l'Autorità Rifiuti del Piemonte denuncia: un rifiuto su 4 finisce nel bidone sbagliato. Per questo il lavoro di Sonia e Luca è importante. Ed è solo la prima parte di un percorso lungo fino a 50 chilometri. Dove finiscono i rifiuti raccolti a Torino I rifiuti, dopo la raccolta, vanno portati nei centri di selezione. L'indifferenziato al termovalorizzatore del Gerbido. L'organico al biodigestore di Santhià: il viaggio più lungo. Il vetro nelle vetrerie abilitate, la carta a Collegno, la plastica a Pianezza e Borgaro. L'ultimo sacco di plastica di Sonia e Luca, raccolto in via Tanaro, è diretto a Pianezza. Qui c'è l'impianto di pre-trattamento, selezione e compattazione della plastica. All'ingresso del centro, in via Vercelli, c'è una vecchia insegna che recita: «Passagio obligatorio controlo de la radioativita». Una doppia su sei: «Le altre le avranno riciclate», scherza un operatore. Gli impianti di riciclo della plastica Fiorenza Palmieri, responsabile del centro, dice: «La plastica, per essere riciclata, va pulita meglio di altri rifiuti. Noi siamo il primo controllo». L'impianto è aperto dalle 7 alle 19,40: «Abbiamo 200 tonnellate da lavorare ogni giorno». Filtri, nastri trasportatori, pre-trattamenti. Entra in azione anche un «separatore balistico». Tutto per «dividere la plastica dal resto: il 30% di ogni carico è indifferenziato». Viaggio finito? Macché. La fase due del percorso verso il riciclo è a Borgaro. Dal 2024 c'è il «Circular Plastic», uno dei più grandi impianti in Italia per selezione e stoccaggio dei rifiuti plastici. Un investimento da 45 milioni di euro per 80 mila metri quadrati.
I 30 km che trasformano la tua immondizia di casa in valore: quanta ne produciamo e cosa diventa?
Dal cassonetto sotto casa ai centro di Borgaro, il lungo viaggio della raccolta differenziata. Ogni operatore ecologico fa oltre 200 fermate











