Quel cancello su via Peucetia è chiuso da quasi un anno. Nei campi all'interno, le erbacce alimentate anche dalla pioggia ormai si sono impadronite anche degli alberi. La bouganville quasi soffoca il piccolo rustico e il logo della cooperativa sociale che aveva in gestione questi spazi si fa fatica ad intravedere sul muro. «È un peccato vero? - commenta una coppia di anziani di passaggio mentre tirano un carrello della spesa guardando il grosso lucchetto -. C'erano dei giovani simpatici. Noi a volte venivamo a comprare frutta e verdura. Abitiamo qui di fronte e invece di arrivare fino al mercato, venivamo qui, facevamo due chiacchiere.... Con l'estate a volte la sera organizzavano presentazioni, piccole cene. Ci siamo venuti qualche volta».
Ora invece è solo silenzio. La cooperativa sociale, Semi di vita, non vive più questi spazi. Quando il contratto di locazione di quel terreno arrivò a naturale scadenza, il proprietario ritenne di non rinnovarlo. Dopo 7 anni la coop fu raggiunta da un decreto di sfratto. Il suo presidente, Angelo Santoro, raggiunto telefonicamente sospira quando gli si racconta di quello che oggi è quel luogo. «Mi fa piacere che c'è chi si ricorda di noi. Siamo stati a Japigia per 11 anni, dal 2014, e abbiamo fatto tante cose. Ne era nata una comunità, i piccoli orti che venivano gestiti dalle famiglie, i bambini che si divertivano con la terra, per non parlare delle collaborazioni con la Caritas del quartiere. Durante il Covid ricordo quanti venivano da noi a far la spesa, era l'unico modo per riuscire a scambiare due parole. Eravamo l'unico orto urbano certificato bio...». Un altro sospiro, la voce che si abbassa: «Si è perso il patrimonio di una comunità che era cresciuta nel tempo».










