Entrare nella struttura della pineta di San Luca, nel quartiere Japigia di Bari, fa un certo effetto. Sembra uno scenario da post-apocalisse. Il pavimento è coperto di vetri frantumati, lastre di controsoffitto strappate via e ammassate a terra, calcinacci, tubi sfilati dalle pareti. I sanitari sono stati spaccati. L'impianto elettrico è stato manomesso. Sulle vetrate che si affacciano sul parco, qualcuno ha lasciato scritte a spray in nero — sigle, numeri, cuori stilizzati — come un messaggio in codice che nessuno, fuori da quel giro, è in grado di decifrare con certezza. Su una parete interna, a caratteri grandi, la scritta "Vamun" – infamone, in barese "traditore" - affiancata da altri segni che sembrano alludere a un regolamento di conti, a una storia di tradimenti rimasta sospesa tra le mura di un edificio pubblico abbandonato.

È la fotografia di quello che è accaduto nelle ultime due settimane alla pineta di San Luca, area verde di circa quindicimila metri quadri in via Giustina Rocca, nel cuore del quartiere Japigia. Una struttura che doveva diventare altro. Che era già stata ricostruita, e che adesso è di nuovo da rifare.

Eppure quello che colpisce, guardando le foto, non è solo l'entità della distruzione. È che quella struttura aveva un destino scritto — e non era questo. Sulla pineta di San Luca esisteva un progetto concreto: doposcuola per i bambini del quartiere, una scuola di calcio, spazi di aggregazione sociale. A volerlo portare avanti era l'associazione Gens Nova, che aveva manifestato interesse per la gestione dell'immobile. Un interesse che lo stesso sindaco Vito Leccese aveva fatto proprio: lo scorso ottobre aveva inviato una nota formale agli uffici competenti per sollecitarli a valutare l'affidamento. Poi qualcosa si è inceppato. Il procedimento si è bloccato, la struttura è rimasta vuota e senza presidio, e il vuoto ha fatto il resto.