di Fabrizio Roncone

Ossessionato dalle gare (solo a New York ha corso 11 volte), è passato dalla Dc a Forza Italia transitando nei governi Letta e Renzi. Ora la maggioranza lo sta scegliendo per Milano

Ormai dilaniato da liti feroci, sospetti e regolamenti di conti, con i sondaggi in caduta e l’imbarazzante rumore dei camerati di Vannacci in marcia, il centrodestra di governo cincischia anche su una decisione che è lì sul tavolo, ovvia e facile da prendere, e che alla fine prenderà, ma solo dopo un po’ di baruffa, quando prevarrà il buon senso: Maurizio Lupi – a meno di suicidi politici – sarà il prossimo candidato sindaco di Milano perché è l’unico che, dopo lunghi anni, può avere concrete possibilità di strappare la guida della città al centrosinistra. Il leader di Noi Moderati è un milanese con l’età giusta (66), l’esperienza giusta, una credibilità non qualsiasi. La prima volta che entra a Montecitorio, la maggior parte degli attuali cronisti frequenta ancora le scuole medie.

Lui è già magretto (si nutre di sola bresaola e si sfonda di maratone: undici volte quella di New York, tanto per capirci) e poi arriva sempre con quel pallore curiale e l’eloquio del cattolico a modo, più la cravatta impeccabile, sbarbato, il sorriso misurato, rassicurante, perfetto per stare dentro una storia così: all’inizio una militanza durata decenni in Comunione e liberazione (insieme alla moglie, hanno tre figli), per poi passare dalla Dc a FI, con tanto berlusconismo sostenuto e goduto (per il Pdl fu vice-presidente della Camera) e quindi pure una capriola – tutto sommato legittima, per un centrista in purezza com’è lui – che lo fece restare ministro delle Infrastrutture prima nel governo guidato da Enrico Letta, e poi in quello con Matteo Renzi premier. A sindaco di Milano, adesso, lo candida Ignazio La Russa (che, nei ritagli di tempo, controlla l’area destrorsa della città). Sembra che tra i Fratelli d’Italia ambirebbe a una candidatura anche l’europarlamentare Carlo Fidanza: ma dopo aver patteggiato 16 mesi per corruzione ed essere stato aiutato in campagna elettorale da Gioacchino Amici, che ha poi scoperto essere affiliato al clan camorrista dei Senese, non appare un nome spendibile.