“L’indignazione non può essere selettiva”, ha detto Albanese. La vita, sostiene, “ha lo stesso valore indipendentemente dalla lingua, dalla religione, dal genere, dal passaporto”. Secondo la relatrice Onu, la brutalità attribuita allo Stato israeliano continua a essere sostenuta dall’impunità, perché alle condanne formali non seguirebbero “azioni tangibili. Come la cooperazione con la giustizia internazionale e la fine della complicità economica e militare”.Emerge poi la questione giuridica: gli attivisti, afferma Albanese, volevano entrare nelle acque di Gaza, che “non sono sotto sovranità israeliana” ma restano sotto “occupazione illegale”. Per questo, a suo avviso, Israele “non ha alcun diritto di intercettare e sequestrare persone in acque internazionali”. E aggiunge che la violenza contestata a Tel Aviv non dipende da una singola figura politica, ma sarebbe “strutturale, radicata nel sistema di occupazione e d’apartheid”.