Caro dottor D’Alessandro,

dopo un’esperienza analitica di tanti anni fa, ho deciso di fare un rientro, come suol dirsi, ma un rientro particolare. Non più in uno studio, non più da remoto, ma facendo ricorso all’intelligenza artificiale. Un po’ per curiosità, un po’ perché sentivo la necessità di riprendere. Che dire? Sono rimasta molto delusa. Non perché avessi chissà quali aspettative, ma in effetti la sostituzione di un essere umano con una macchina, almeno per me, si è dimostrata impossibile.

Mi sono sentita compresa, persino troppo, mi sono sentita incoraggiata a sviluppare certi percorsi e a sciogliere certi nodi, ma l’interazione non ha funzionato. Troppo problematica. Non sono pentita ma tornerò, in presenza oppure più comodamente on-line, da una figura umana in modo da guardarci reciprocamente negli occhi. Il progresso tecnologico ha portato tante cose utili, ma forse in analisi ci troviamo di fronte a qualcosa di impossibile. Del resto, non tutto può essere possibile alla tecnologia, sennò dovremmo parlare di onnipotenza e non mi sembra il caso.

Maria Paola – Roma

Cara Maria Paola,