Il 5 maggio 2026 un account Instagram creato da poche ore pubblica una breve sequenza cinematografica generata con l’intelligenza artificiale: coppie che si baciano mentre il cielo brucia, città che collassano, scenari apocalittici immersi in un’estetica romantica quasi hollywoodiana. Il video è creato con Seedance 2.0, il modello text-to-video sviluppato da ByteDance, proprietaria di TikTok. In meno di ventiquattro ore supera 110 milioni di visualizzazioni e si diffonde in oltre cinque lingue.L’aspetto più interessante non riguarda però il numero delle visualizzazioni. Dall’analisi di oltre duemila commenti pubblicati nelle prime 24 ore emerge che una quota enorme delle interazioni riguarda la richiesta del prompt necessario a replicare il video. La keyword “kiss” viene usata come codice operativo per ricevere la formula tecnica della sequenza. Per oltre quindici anni meme e trend virali richiedevano ancora una performance umana. Ora il costo dell’imitazione tende verso lo zero. Il prompt diventa l’unità culturale fondamentale e il contenuto un template produttivo replicabile in maniera istantanea.Il vantaggio di ByteDance non deriva soltanto dalla qualità dei modelli. Il 26 febbraio 2026 Xinhua Daily, rilanciato dal dipartimento di Propaganda del Partito Comunista della provincia del Jiangsu, introduce il concetto di “data flywheel”: i contenuti prodotti dagli oltre 1,5 miliardi di utenti delle piattaforme ByteDance vengono riutilizzati per addestrare modelli capaci di generare video già ottimizzati per i gusti del pubblico. L’algoritmo produce la viralità.Xinhua riferisce che nel 2025 i micro-drammi generati con Ia hanno raggiunto un mercato di 16,8 miliardi di yuan con oltre 10.000 produzioni pubblicate ogni mese. Una micro-serie Ia costa poco più di 100.000 yuan, circa 12mila euro, mentre gran parte dei costi legati ad attori, troupe e post-produzione tradizionale tende a sparire.La narrativa cinese su Seedance è anche geopolitica. Nel marzo 2026 Xinhua Daily Telegraph, quotidiano nazionale collegato al sistema mediatico del Pcc, sostiene che Hollywood stia reagendo all’intelligenza artificiale nello stesso modo in cui i vecchi media reagirono a Google negli anni Novanta e anche questa volta l’industria culturale americana perderà il controllo della trasformazione tecnologica. L’articolo suggerisce inoltre una possibile strategia legale: ByteDance sostiene implicitamente che Seedance debba essere trattato come uno strumento neutrale e non come il creatore diretto dei contenuti. Se un utente generasse illegalmente personaggi o franchise protetti, la responsabilità ricadrebbe sugli utenti e non sul modello.La posta in gioco va oltre copyright e streaming. L’AI Index Report 2026 dello Stanford Institute mostra che otto dei dieci principali modelli video al mondo sono cinesi. Veo 3 di Google è il primo modello americano in classifica. Sora di OpenAI è quarto, superato da tre modelli cinesi. Un articolo pubblicato sulla rivista cinese Practice and Theory of SEZs”, collegata al sistema teorico del Pcc, descrive l’espansione culturale digitale come una necessità strategica per aumentare il «potere discorsivo internazionale» della Cina e costruire un «favorevole ambiente di opinione pubblica internazionale». Il documento utilizza il verbo occupare, espressione tipica del lessico militare, per descrivere la necessità di conquistare «il punto più alto della cultura internazionale».La dimensione cognitiva emerge anche nell’analisi del Centro di eccellenza Nato per le Comunicazioni Strategiche, basata su circa 14.000 articoli pubblicati nei media arabi tra il 2022 e il 2025. I ricercatori spiegano che la propaganda cinese funziona soprattutto quando si appoggia a sentimenti anti-occidentali già esistenti. Nel 2024 i richiedenti asilo provenienti da Paesi arabofoni hanno rappresentato oltre il 34% delle prime domande nell’Unione Europea: più di 210mila persone. Secondo il centro Nato, molte comunità della diaspora continuano a consumare media dei Paesi d’origine, rendendo queste narrative rilevanti anche per l’opinione pubblica europea e mediterranea.Taiwan interpreta questa evoluzione in termini di sicurezza nazionale. Una rivista collegata al ministero della Giustizia investigativa sostiene che la Cina sta utilizzando Ia generativa, avatar sintetici, deepfake e doppiaggi automatici multilingui per costruire un sistema integrato di guerra cognitiva distribuito su YouTube, Facebook e X. Il documento cita campagne come “Spamouflage Dragon”, rete di propaganda attiva sui social media, e “Shadow Play”, operazione descritta dall’Australian strategic policy institute (Aspi) come una delle campagne di influenza filocinesi più efficaci osservate su YouTube. L’istituto spiega che la rete ha accumulato quasi 120 milioni di visualizzazioni utilizzando video narrativi, voice-over sintetici e contenuti generati con Ia. L’obiettivo sarebbe creare confusione, polarizzazione e perdita di fiducia nelle fonti informative tradizionali. La stessa preoccupazione emerge in un documento pubblicato nel marzo 2026 dalla Rivista di scienze sociali militari dell’Università della Difesa nazionale di Taiwan, che analizza il concetto cinese di “Nuova capacità combattiva”, definita come un sistema che integra guerra cognitiva, cyberspazio, dominio elettromagnetico e infrastrutture spaziali. David Wroe dell’Aspi sostiene che Pechino voglia convincere Washington ad allentare i controlli sull’export dei chip avanzati necessari per addestrare modelli Ia. Secondo Wroe, gli Stati Uniti dovrebbero rifiutare perché «i chip migliori sono il principale vantaggio che gli Usa hanno nel rimanere in testa nella corsa all’Ia».
Il soft power della Cina con i video Ia
Contenuti replicabili dagli utenti diventati virali come quelli di ByteDance sono strumenti di propaganda. E il Dragone ha il primato su produzione e diffusione









