“La Chiesa italiana dica una parola più netta e più concreta sulla tragedia del popolo palestinese”. A lanciare questo appello, dopo l’abbordaggio alla Global Sumud Flotilla in acque internazionali da parte delle forze israeliane, sono oltre 2.200 sacerdoti di 58 Paesi diversi, 25 vescovi e due cardinali che in queste ore hanno consegnato una lettera all’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana a Roma fino al 28 maggio. Nessun attacco a Papa Leone XIV, al cardinale Matteo Maria Zuppi che ringraziano “per i suoi instancabili sforzi di mediazione”, al Patriarca Latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa ma un richiamo fermo e chiaro: “È necessario un passo ulteriore. La società civile e il Governo italiano vanno sollecitati perché alle dichiarazioni di preoccupazione, agli appelli per il cessate il fuoco e alle parole di vicinanza seguano finalmente atti concreti. Tra questi il boicottaggio mirato, il disinvestimento, le sanzioni e l’embargo militare verso tutto ciò che sostiene direttamente l’occupazione, la colonizzazione, l’apartheid, la distruzione di Gaza e ora del Libano e la violenza contro i palestinesi”, scrivono i firmatari della missiva.

A prendere l’iniziativa sono i presbiteri della Rete internazionale “Preti contro il Genocidio” amareggiati dai fatti accaduti in questi giorni: “Nella notte tra il 18 e il 19 maggio la marina militare israeliana ha abbordato con la forza almeno ventidue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, a centinaia di miglia dalle coste di Gaza. A bordo c’erano volontari disarmati – medici, infermieri, attivisti, civili – che trasportavano aiuti umanitari verso una popolazione sotto assedio. Tra i fermati, oltre venti cittadini italiani. Non scriviamo per contrapporci, ma per condividere una ferita. Non scriviamo per giudicare, ma perché il dolore di Gaza, della Cisgiordania, del Libano e di tutta la Terra Santa non ci lascia più dormire tranquilli. Non scriviamo per sostituirci ai pastori, ma perché tanti preti, comunità, religiose, religiosi, laici e anche vescovi non si sentano soli nel compito, sempre più urgente, di illuminare le coscienze davanti a ciò che sta accadendo al popolo palestinese”.