È in corso al Museo del Presente di Palermo uno degli appuntamenti organizzati nel giorno del trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci. Un momento di riflessione e confronto sulla memoria delle vittime delle mafie e sull’evoluzione di Cosa nostra, al quale sta partecipando anche il procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio de Lucia.Nel suo intervento, De Lucia ha tracciato il quadro di una mafia profondamente diversa rispetto a quella delle stragi del 1992, ma ancora capace di mantenere una forte struttura organizzativa e una significativa capacità di adattamento.«In questa fase la mafia, sotto l’attacco dello Stato, deve rinunciare ad avere un capo — ha detto il procuratore —. Le manca dunque una capacità di organizzazione centrale, una regia che portò in passato all’attacco allo Stato. Resta però una struttura reticolare che conserva i mandamenti e la propria forza sul territorio».Secondo il magistrato, proprio l’assenza di una leadership unitaria sarebbe il segnale della pressione esercitata dall’azione investigativa e giudiziaria. Una mafia meno verticistica, ma non per questo indebolita.«La mafia è una struttura che guarda al futuro ma che non ha scordato il passato — ha aggiunto De Lucia —. Conserva strumenti tradizionali come i pizzini, ma allo stesso tempo sa guardare in modo attivo al futuro, con grandi capacità di utilizzare tecnologie moderne e grandi risorse da investire in questo campo».Da qui anche il richiamo alle nuove frontiere investigative. «Dobbiamo cambiare ritmo e modo di ragionare — ha spiegato il procuratore —. Bisogna conservare il cosiddetto “follow the money”, ma allo stesso tempo rafforzare il “follow the data”, cioè la capacità di seguire e analizzare i dati di cui le organizzazioni criminali dispongono».Nel corso dell’intervento, De Lucia ha fatto riferimento anche alla rete di protezione che per anni ha garantito la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.«Tanti hanno protetto la latitanza di Messina Denaro — ha detto —, ma tanti ancora oggi proteggono appartenenti a Cosa nostra».Le dichiarazioni del procuratore arrivano nel pieno delle iniziative promosse a Palermo per ricordare la strage del 23 maggio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La strage di Capaci, il procuratore Maurizio de Lucia: «La mafia non ha più un capo unico»
Un momento di riflessione e confronto al Museo del Presente a Palazzo Jung sulla memoria delle vittime delle mafie e sull’evoluzione di Cosa nostra













