di
Alessandro Vinci
Di parata in parata, la classe 1991 è stata decisiva per la salvezza delle Fere: «Società piccola ma seria, adesso parleremo per capire il da farsi». Sulla crescita del calcio femminile italiano: «Step giganti rispetto ai miei inizi in A»
Polso destro, pollice destro, crociato anteriore, tendine rotuleo e poi anche d'Achille: suo malgrado, in tema di infortuni Katja Schroffenegger non si era fatta mancare quasi nulla. Dopodiché, proprio tra un esercizio riabilitativo e l’altro, niente più fiato. La vista annebbiata, il respiro in affanno. Aveva pensato a un infarto, era invece un collasso polmonare. Improvviso, inatteso. A far piovere sul bagnato. A ormai 34 anni, sotto dunque con altri due interventi chirurgici. «In tanti pensavano che il mio percorso nel calcio fosse finito». Lo ha affermato lei stessa il mese scorso nel ricevere a Budoni, in Sardegna, il premio “Giuseppe Pinna – Valori dello Sport”. Perché sì: non solo la portiera altoatesina non ha voluto appendere i guanti al chiodo, ma è tornata a usarli in grande, grandissimo stile. Merito di una seconda parte di stagione trascorsa a difesa dei pali della Ternana Women, dopo aver occupato soltanto la panchina nei primi nove turni al Como Women. Soddisfazioni personali – come la super prestazione offerta il 26 aprile contro la Fiorentina, dove aveva militato dal 2020 al 2024 – a coincidere con quelle collettive: se prima del suo arrivo le umbre avevano ottenuto soli 4 punti, con lei in campo (e il nuovo tecnico Mauro Ardizzone alla guida) ne hanno poi racimolati altri 13. Quelli validi per ottenere la salvezza a discapito del Genoa già prima di scendere in campo per il penultimo turno in casa della Lazio: per come si erano messe le cose, era tutto fuorché scontato.







