Cutro contribuisce alla rinascita di studi su Diego Tajani, il premio nazionale consegnato ad Allum, Teti e Frustaci

CUTRO – Il Premio nazionale Diego Tajani ha celebrato la sua quinta edizione a Cutro, nella sala Falcone-Borsellino, mettendo al centro del dibattito i temi della legalità, della storia locale e dell’impegno civile. La cerimonia di premiazione ha visto l’assegnazione di importanti riconoscimenti a figure di spicco del panorama accademico e della magistratura. Per la Sezione Legalità il premio è stato conferito a Felia Allum, docente presso l’Università di Bath. Per la Sezione Mezzogiorno il riconoscimento è andato a Vito Teti, docente dell’Università della Calabria. Infine, per la Sezione Giovani, premiata la magistrata Annamaria Frustaci.

Il valore del premio Tajani non può però essere letto solo come il riconoscimento a personalità di grande rilievo, ma deve essere visto come la voglia di rendere la cultura dell’antimafia un impegno costante, un pensiero culturale concreto.

Questo è stato evidente nella scelta del professor Vito Teti, che ha voluto dedicare il suo premio a Michele Albanese, il giornalista del Quotidiano del Sud, recentemente scomparso, che ha vissuto sotto scorta più di 10 anni della sua vita. Albanese viene definito dal professore come «scudo di una Calabria bella che ha raccontato, denunciando al contempo le brutture della ‘ndrangheta che però mai hanno identificato questa terra in maniera univoca».