Il latte vaccino, alimento, sano, nutriente, necessario ai neonati fino alle prime ora dalla nascita, anche se negli ultimi anni sono molti i sostituti vegetali del latte di mucca: soia, avena, riso, cocco e la lista si potrebbe allungare. Ma qual è l'impatto ambientale di questo prodotto alimentare? Lo abbiamo scoperto al recente Food&Science Festival di Mantova promosso da Confagricoltura Mantova, ideata da FRAME – Divagazioni scientifiche e organizzata da Mantova Agricola, dove ospite di una delle conferenze dal titolo Meet the cow era Maddalena Zucali, Professoressa associata di zootecnia speciale all’Università degli Studi di Milano, raccontava dati, metodi e modi per arginare l'impatto nella produzione di latte.

“Il dato della sostenibilità ambientale della produzione zootecnica interessa gli allevatori, i trasformatori, la grande distribuzione, ma anche un numero crescente di consumatori per motivi etici, di immagine, economici” spiega la professoressa Zucali, in un paese come l'Italia dove circa il 70% delle persone vive in aree urbanizzate e non conosce il lavoro dietro alla produzione di latte.

“L'8% delle emissioni di gas climalteranti deriva dal settore agricolo, sia agricoltura sia allevamento delle diverse specie, chiaramente sul metano pesano di più i ruminanti, perché avendo rumine hanno questa emissione enterica dalle fermentazioni ruminali che i monogastrici non hanno” ci spiega la docente di Milano. In quel 8% rientra anche la produzione di latte e di carne. “Per riuscire a ridurre l'impatto ambientale prima di tutto bisogna partire da numeri il più precisi possibile, applicando delle metodiche che siano riconosciute a livello internazionale, come il Life Cycle Assessment e le equazioni dell'IPCC per avere la quantificazione dell'impatto ambientale per chilo di latte, per chilo di prodotto”, aggiunge la docente.