L’obiettivo, in teoria, è buono: criteri più stringenti, standard ancora più elevati, maggiore sicurezza, apparecchiature sempre più efficienti. Nella pratica, la svolta presuppone maggiori adempimenti e processi decisionali. Maggiori risorse e personale, soprattutto. Il che, dati i chiari di luna della Sanità pubblica, non è un dettaglio. La novità non è piemontese, e nemmeno italiana, ma europea. Il latte umano donato, da alimento diventa tessuto. Si parla del latte, per capirci, dato ai neonati più fragili – ricoverati in Terapia Intensiva e in Patologia Neonatale – quando quello della mamma è insufficiente o non disponibile, soprattutto nel primo periodo dopo il parto. Donato, trattato e distribuito dalle Banche del Latte, oltre che un alimento costituisce un vero e proprio farmaco salvavita. Cosa cambia Su questo punto in Europa c’è una grossa novità, la legislazione operativa da giugno 2027: considera il Latte Umano Donato non più come alimento ma come un vero e proprio tessuto, alla stregua del sangue e degli organi. Un cambiamento epocale a cui l'Italia deve arrivare preparata e che vedrà coinvolte tutte le 44 Banche oggi esistenti oggi. Se ne parlerà a Torino il 16 e il 17 aprile, quando gli operatori si incontreranno al Congresso organizzato dall’Associazione Nazionale Banche del Latte Umano Donato (professor Enrico Bertino, dottori Guido Moro, Paola Tonetto) e dalla Neonatologia dell’Università ( professori Alessandra Coscia e David Lembo). Platea ristretta La recente indagine dell’Associazione, pubblicata su Nutrients e i cui risultati verranno presentati al Convegno, ha però rilevato che in Italia solo poco più di un terzo dei neonati di peso inferiore a 1500 grammi (oltre 3 mila all’anno in Italia) hanno attualmente accesso alla possibilità di essere alimentati con latte umano donato: il 36% nel 2023 e il 34% nel 2024. Distribuzione non uniforme Anche la distribuzione delle Banche sul territorio nazionale è molto disomogenea, con carenze soprattutto nel Sud e assenza in alcune regioni. La disponibilità di latte umano donato rientra quindi negli interventi di promozione della salute pubblica e gli sforzi finalizzati a garantire su tutto il territorio nazionale una sua distribuzione uniforme sono prioritari per ridurre le diseguaglianze in salute nei bambini più vulnerabili. La sfida Anche in considerazione dell’opportunità offerta dalla nuova legislazione, nella tavola rotonda, con la partecipazione di delegati del ministero della Salute, si cercherà di porre le basi per costruire una rete uniforme delle Banche su tutto il territorio nazionale, cosi come già avviene per la donazione del sangue. La filiera del trattamento Non solo. In un workshop che si terrà presso gli ospedali Sant’Anna e Regina Margherita prima dell’inizio del Convegno verrà presentata dagli operatori sanitari e dai ricercatori l’esperienza di utilizzo nell’ultimo anno del nuovo pastorizzatore per piccoli volumi di latte umano, brevettato dall’Università di Torino e dal CNR e donato dall’Associazione di Genitori Piccoli Passi e dalla Fondazione Venesio. Il suo impiego ha permesso di raggiungere il miglior compromesso fra sicurezza microbiologica e mantenimento delle proprietà nutrizionali e biologiche del latte umano. Al momento in Italia questa tecnologia è disponibile unicamente presso la Banca del Regina e del Sant’Anna, una delle più grandi d’Europa. Non a caso, dati i risultati ottenuti è emersa l’opportunità di estenderla anche alle altre Banche italiane. Questo aspetto, insieme all’equità nell’accesso al Latte Umano di Banca per tutti i neonati più vulnerabili, sarà l’altro obiettivo del Convegno.