L’obiettivo, in teoria, è buono: criteri più stringenti, standard ancora più elevati, maggiore sicurezza, apparecchiature sempre più efficienti. Nella pratica, la svolta presuppone maggiori adempimenti e processi decisionali. Maggiori risorse e personale, soprattutto. Il che, dati i chiari di luna della Sanità pubblica, non è un dettaglio. La novità non è piemontese, e nemmeno italiana, ma europea. Il latte umano donato, da alimento diventa tessuto.

Si parla del latte, per capirci, dato ai neonati più fragili – ricoverati in Terapia Intensiva e in Patologia Neonatale – quando quello della mamma è insufficiente o non disponibile, soprattutto nel primo periodo dopo il parto. Donato, trattato e distribuito dalle Banche del Latte, oltre che un alimento costituisce un vero e proprio farmaco salvavita.

Cosa cambia

Su questo punto in Europa c’è una grossa novità, la legislazione operativa da giugno 2027: considera il Latte Umano Donato non più come alimento ma come un vero e proprio tessuto, alla stregua del sangue e degli organi. Un cambiamento epocale a cui l'Italia deve arrivare preparata e che vedrà coinvolte tutte le 44 Banche oggi esistenti oggi. Se ne parlerà a Torino il 16 e il 17 aprile, quando gli operatori si incontreranno al Congresso organizzato dall’Associazione Nazionale Banche del Latte Umano Donato (professor Enrico Bertino, dottori Guido Moro, Paola Tonetto) e dalla Neonatologia dell’Università ( professori Alessandra Coscia e David Lembo).