Tra i canneti, le paludi, le lagune e le zone umide italiane vive – sempre più raramente – uno degli uccelli più inconfondibili della nostra avifauna: il basettino, Panurus biarmicus. Il suo stato di conservazione a livello europeo è considerato favorevole, ma in Italia la situazione è molto diversa. La Lista rossa nazionale, redatta secondo i criteri dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), lo colloca infatti tra le specie in pericolo (EN), a causa di un declino forte e prolungato.

La popolazione italiana occupa un areale ridotto, stimato in 7.892 kmq, e risulta presente in una decina di località. Come evidenzia la Lipu, la quasi totalità della popolazione nazionale è oggi concentrata in Veneto, Umbria, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna; nelle regioni settentrionali le densità più elevate si registrano nelle zone umide costiere dell’Alto Adriatico e nelle valli d’acqua dolce del Ravennate e del Ferrarese, mentre a sud degli Appennini la presenza è puntiforme, limitata a poche zone umide in Toscana, Umbria e Puglia, con estinzioni già avvenute a livello locale.

Nell’arco di vent’anni il numero di coppie di basettino stimate in Italia è calato da circa 4mila a 590-860, con un crollo compreso tra il 78 e l’85%. Assumendo un tasso di riduzione costante, in dieci anni – pari a circa tre generazioni per questa specie – la popolazione sarebbe diminuita di almeno il 50%.