L’ordinanza della gip di Caltanissetta, dottoressa Luparello, del 19 dicembre del 2025 è costruita attorno ad una domanda: come mai Salvatore Riina decide improvvisamente di richiamare la squadra di assassini che era arrivata a Roma il 24 febbraio 1992 con l’obiettivo di uccidere Giovanni Falcone, Claudio Martelli e Maurizio Costanzo? La squadra venne fatta rientrare il 4 marzo e Riina in quel momento aveva già chiaro che l’attentato si sarebbe fatto soltanto contro Giovanni Falcone (salvi Martelli e Costanzo) e che sarebbe stato realizzato con ben altre modalità. La gip Luparello insiste: ciò che stupisce non è tanto che Riina si sia determinato a colpire Falcone a Palermo invece che a Roma, infatti era sempre stata questa la sua opzione preferita e pare, tra l’altro, che avesse già avuto rassicurazioni su una “blanda” reazione da parte dello Stato se così avesse fatto, a stupire sono piuttosto le modalità scelte.

Aggiungo io: Cosa Nostra non aveva mai organizzato un attentato che prevedesse di distruggere un obiettivo in movimento ad oltre 130 km/h. Di auto-bomba Cosa Nostra se ne intendeva eccome: dopo la strage di Ciaculli nel 1963 (auto ferma imbottita di esplosivo), così era stato massacrato Rocco Chinnici nel luglio del 1983, ma Chinnici stava uscendo da casa sua per salire in macchina e così sarà ucciso Paolo Borsellino il 19 Luglio 1992, che invece dall’auto era appena sceso per entrare in casa. Niente a che vedere con la difficoltà tecnica di Capaci.