Milano – Chi piangeva la fine delle Rsa dopo la pandemia che in queste strutture ha fatto strage di persone fragili sbagliava di grosso. Sei anni dopo il business – su 738 strutture in Lombardia solo 37 sono pubbliche e 701 private, comprese 311 fondazioni e 104 cooperative sociali – gode di ottima salute, certifica il report annuale della Fnp Lombardia, il sindacato dei pensionati della Cisl, che incrocia dati della Regione, delle Ats e delle strutture nel miglior monitoraggio su piazza del “mercato” della non autosufficienza. Le Residenze sanitarie assistenziali rappresentano quasi il 40% delle 1.857 realtà censite nel 2025 in Lombardia, una galassia composta anche di centri diurni integrati (305) e per anziani (63), alloggi protetti (142) e comunità di alloggio sociale per anziani (156), comunità sociosanitarie (185) e hospice (73). Ma le Rsa, 738, sono nove più di quelle che si contavano nel 2024 e 72 in più rispetto al 2015, con 88.456 assistiti per 68.183 lavoratori, un tasso di saturazione del 98% e una lista d’attesa media di 116 giorni. Nonostante i posti letto autorizzati, 68.187, siano cresciuti, in cinque anni, di tremila unità; tutti, però, in regime di solvenza, cioè interamente a carico degli ospiti o delle loro famiglie, perché i letti contrattualizzati con la Regione, pur in numero e in percentuale tra i più alti in Italia, sono invariati a 57.440.
La polveriera delle rette nelle Rsa, per un posto oltre 2.300 euro al mese: “Le famiglie in balìa del mercato”
Il report annuale della Fnp Cisl Lombardia racconta il business al 95% privato, fiorito dopo la pandemia. Prezzi alle stelle, liste d’attesa e migrazioni tra province. “Sostegni solo ai gestori, bisogna aiutare gli utenti”








