Sulla strage dei sub alle Maldive, l’ipotesi che si sta facendo strada con più probabilità è che, mentre erano in profondità, si siano persi e abbiano finito l’ossigeno mentre cercavano una via d’uscita. È quanto ha ipotizzato uno dei tre sommozzatori finlandesi che ha completato le attività di recupero dei corpi. Sami Paakkarinen ha spiegato che sono stati trovati “tutti insieme in una porzione della grotta”.
L'ipotesi su cosa è successo ai sub
La raccomandazione di Sami Paakkarinen
Le indagini e il ritorno delle salme
L’ipotesi su cosa è successo ai subL’ipotesi che i cinque italiani possano aver esaurito le bombole e non aver più trovato la via per uscire dalla grotta ha preso corpo dalle testimonianze del super gruppo di tre sommozzatori finlandesi, che in questi giorni sono riusciti a completare le attività di recupero dei corpi delle vittime.Il rescue team di Dan Europe ha terminato la missione e il capo della squadra, Sami Paakkarinen, ha raccontato all’Ansa: “quei corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta. Dopo la prima immersione non li trovavamo e temevamo che non fossero più lì”.ANSAL’esperto ha spiegato che la grotta “è molto profonda, 60 metri, non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa”.Un’altra speleosub che era con lui, Jenni Westerlund, ha sottolineato che “in questi casi spesso conta l’errore umano”.Seppur senza sbilanciarsi sulle cause di quanto accaduto agli italiani, rimasti intrappolati in un anfratto del secondo ambiente della grotta, per i sommozzatori non si può escludere che possano essersi persi, non essendo riusciti a imboccare il corridoio per tornare dalla seconda alla prima camera, quella aperta all’esterno.











