Redazione

19 maggio 2026 19:18

I tre subacquei finlandesi impegnati nelle operazioni di recupero dei corpi dei quattro italiani rimasti intrappolati nella grotta hanno consegnato alla polizia maldiviana alcune GoPro e diverse attrezzature subacquee recuperate all’interno del sistema di cavità dove sono stati ritrovati i corpi. Secondo quanto riferito su X dall’account Maldives Security Desk, il materiale è ora al vaglio degli investigatori, che stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente.I dispositivi potrebbero fornire elementi chiave per chiarire gli ultimi momenti dell’immersione: il percorso seguito dai subacquei, la profondità raggiunta, le condizioni di visibilità e l’eventuale presenza di difficoltà tecniche.“Risucchiati dall'effetto Venturi”Intanto prende corpo una nuova ipotesi sulla tragedia. I sub morti alle Maldive, secondo il presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, Alfonso Bolognini, erano troppo esperti per improvvisare una visita alle grotte senza l’adeguata preparazione. Per questo, secondo l’esperto, è possibile che il gruppo avesse effettuato solo un sopralluogo visivo in vista di una futura esplorazione, venendo però risucchiato all’interno da una fortissima corrente provocata dalla particolare conformazione del sito: un sistema subacqueo con un ingresso e un’uscita, capace di generare un “effetto Venturi” a circa 50 metri di profondità.“Ci penso da ieri, dopo aver saputo delle condizioni del sopralluogo dei subacquei della Dan Europe”, ha spiegato Bolognini all’Adnkronos. “Hanno prima mandato un Rov, un veicolo sottomarino comandato a distanza, all’ingresso delle grotte. Non sono riusciti a farlo entrare per le fortissime correnti e hanno dovuto andare di persona. Da qui l’ipotesi, che oggi si è fatta più concreta quando mi hanno mandato lo schema del sito con le tre camere, un’entrata e un’uscita. Si forma un formidabile effetto Venturi”, cioè un effetto di aspirazione dovuto al restringimento dello spazio attraversato da un fluido.Secondo Bolognini, dopo l’aspirazione “possono essere capitate due cose: o sono stati risucchiati tutti, oppure ne è stato risucchiato uno e gli altri hanno tentato un soccorso”. Un’ipotesi che, a suo avviso, sarebbe avvalorata proprio dalla grande esperienza dei sub coinvolti. “Erano persone altamente preparate. Monica Montefalcone aveva al suo attivo oltre 5.000 immersioni e tutti i brevetti. Senza contare che portava con sé la figlia, quindi immaginiamo che tipo di attenzione avesse posto”.Per l’esperto, il gruppo potrebbe essere stato alla fine dell’immersione. “Erano lì per la barriera corallina, le grotte non erano l’obiettivo. Probabilmente hanno deciso di fare una puntata un po’ più profonda per visionare l’ingresso, in vista di un’esplorazione successiva. Invece sarebbero stati risucchiati in un ambiente probabilmente buio, con visibilità azzerata anche dal pinneggiamento, in una situazione di grande disorientamento. È possibile che ci sia stato panico e che, nella ricerca disperata della via d’uscita, sia mancata l’aria. Secondo me è una ricostruzione piuttosto attendibile di ciò che è successo”.