Al Salone c’erano i romanzi di Attilio Veraldi ripubblicati da Homo Scrivens. Era un gran signore napoletano e un eccezionale traduttore di Raymond Chandler. Al nome di Chandler si accende una lampadina e mi ficco in archivio. Eccolo, è un monologo in cui avevo montato alcune lettere, tradotte da Sandro Veronesi, dell’inventore di Philip Marlowe (il suo avatar, come Schiavone lo è di Manzini?).La rubrica delle cenette settimanali e sentimentali a menù fisso con gli amici lettori, vecchi e nuovi.Domenica scorsa In treno, tornando da Torino a Milano dopo due giorni di Salone del libro, penso a Livorno. È lì che si svolge la poesia di Giorgio Caproni prediletta da Rocco Schiavone (è un poliziotto proprio strano). Antonio Manzini l’ha letta in pubblico su mia istigazione (non a delinquere ma, caso mai, a sdilinquirsi). La poesia parla di un incarico assai delicato. Il vecchio poeta chiede alla sua anima di fargli un favore, l’ultimo. Correre in bici a Livorno, dov’è nato, a cercare una donPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Antonio D'OrricoAntonio D’Orrico, vite precedenti: governatore Club di Topolino, erede di Aldo Palazzeschi, cronista (Unità), inviato (Europeo), freelance (Epoca, Gente Viaggi, Vanity Fair), direttore (Leggere), direttore editoriale (Baldini & Castoldi), caporedattore e inviato speciale (Corriere della Sera), autore (Cambiare vita, Momenti di gloria, premio Coni 1991, Come vendere un milione di copie e vivere felici)
Una settimana malinconica, il monologo di Chandler
Al Salone c’erano i romanzi di Attilio Veraldi ripubblicati da Homo Scrivens. Era un gran signore napoletano e un eccezionale traduttore di Raymond Chandler. Al nome di Chandler si accende una lampadina e mi ficco in archivio. Eccolo, è un monologo in cui avevo montato alcune lettere, tradotte da Sandro Veronesi, dell’inventore di Philip Marlowe (il suo avatar, come Schiavone lo è di Manzini?)








