Al Salone c’erano i romanzi di Attilio Veraldi ripubblicati da Homo Scrivens. Era un gran signore napoletano e un eccezionale traduttore di Raymond Chandler. Al nome di Chandler si accende una lampadina e mi ficco in archivio. Eccolo, è un monologo in cui avevo montato alcune lettere, tradotte da Sandro Veronesi, dell’inventore di Philip Marlowe (il suo avatar, come Schiavone lo è di Manzini?)