Non si sa (ancora) di quanto, né quando, ma è certo che l’impegno degli Stati Uniti in Europa calerà nei prossimi anni. Il messaggio del segretario di Stato Marco Rubio ad Helsingborg, in Svezia – definita “alleato modello” dall’ex senatore – è stato chiaro e senza sottintesi: la Nato dovrà diventare sempre più europea, anche come onere di spesa e capacità operative.
Rubio ha ribadito che Donald Trump è “deluso” dal comportamento di alcuni alleati sull’Iran, insistendo sulla necessità di un’alleanza in cui ogni rapporto «convenisse a entrambe le parti». In questo quadro, il summit di Ankara è indicato come momento “storico” per ridisegnare l’identikit della Nato.
Il carico dell’Ucraina e le armi che non bastano
Al di là della retorica, la ministeriale svedese mette in campo dossier concreti: il sostegno all’Ucraina, dove appena 6‑7 Paesi coprono la maggior parte degli aiuti, genera richieste sempre più pressanti per un riequilibrio degli oneri. Parallelamente, la Nato spinge per stimolare l’industria della difesa transatlantica, accusata ancora di produrre “troppo poco” rispetto alle esigenze.
Un nodo cruciale è lo stretto di Hormuz, chiuso dai lanci di Teheran e minacciato da possibili pedaggi. Rubio ha ammonito: «Dobbiamo iniziare a pensare a un piano B», pur ribadendo che l’obiettivo di Trump resta trovare “un accordo”.











