I cambiamenti nello schieramento delle truppe decisi da Washington in Europa non intendono punire gli alleati per il mancato supporto alla crisi iraniana, bensì occorre che la Nato stessa si impegni “senza ambiguità” per aumentare la produzione della difesa, rafforzare la base industriale transatlantica e trasformare gli impegni di spesa in reali capacità militari. Parola di Rubio
Non è più una novità, guardando in prospettiva al vertice Nato di Ankara (e anche oltre), che gli Stati Uniti abbiano imboccato la strada del disimpegno dell’alleanza atlantica. Il segretario di Stato americano Marco Rubio lo certifica, una volta di più, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza a Helsingborg, in Svezia, impreziosendo il suo ragionamento con un pungolo: ovvero che i cambiamenti nello schieramento delle truppe decisi da Washington in Europa non intendono punire gli alleati per il mancato supporto alla crisi iraniana, bensì occorre che la Nato stessa si impegni “senza ambiguità” per aumentare la produzione della difesa, rafforzare la base industriale transatlantica e trasformare gli impegni di spesa in reali capacità militari.
Parole che Rubio mette pubblicamente nero su bianco con un post su X dopo essersi confrontato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Il numero uno della diplomazia americana aggiunge che “gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze, e ciò ci impone costantemente di riesaminare dove schierare le truppe. Non si tratta di una misura punitiva”. E a sostegno della sua tesi cita l’annuncio di Donald Trump riguardo lo schieramento delle truppe in Polonia, definendolo un “processo in corso, che era già in atto prima di tutte queste recenti notizie, tensioni e così via. Quindi è un processo che continuerà”. Da Rutte arriva un’immediata convergenza, ovvero i Paesi europei e il Canada spenderanno quanto Washington chiede in termini di spesa complessiva per la difesa e, al contempo, gli europei si assumeranno una maggiore “responsabilità per la difesa della parte europea della Nato, con gli Stati Uniti che rimangono presenti a lungo termine sia sul piano nucleare che su quello convenzionale”.











