È "giusto" che la Nato "concluda la stagione dell'assistenzialismo da parte americana nei confronti dell'Europa”, dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine della ministeriale dell’Alleanza a Helsingborg, in Svezia. "L'Europa deve essere protagonista con la sua difesa, con la sua politica estera, alleata degli americani e pilastro forte di un'alleanza strategica", aggiunge il vicepremier. Parole che sembrano preparare l’inevitabile: la riduzione della presenza militare statunitense in Italia, dove attualmente Washington ha 13mila unità, distribuite tra le sette basi militari statunitensi e i quattro comandi Nato.
Sembra questo l’orizzonte, non smentito né dal segretario dell’Alleanza Mark Rutte, né dalla marcia indietro di Donald Trump sulla Polonia: prima aveva annunciato il ritiro anche da lì, poi invece vi ha inviato cinquemila soldati in più. Ecco, a Helsingborg, prima riunione dei ministri degli Esteri della Nato in Svezia dopo che il paese scandinavo ha aderito all’Alleanza in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, si capisce che a Roma non andrà come a Varsavia. Piuttosto, all’Italia di Giorgia Meloni potrebbe toccare lo stesso destino della Spagna, il paese guidato dal socialista Pedro Sanchez che ha detto no alla richiesta Nato di destinare il 5 per cento del pil alla difesa e che ha aspramente criticato l’intervento statunitense e israeliano in Iran. Uno Stato finito sulla lista nera del presidente americano, che infatti minaccia e pianifica di lasciarlo scoperto dallo scudo americano.










