Ancora una scossa sul terreno della cybersicurezza. Dopo le dimissioni di Bruno Frattasi dalla guida dell'Agenzia nazionale per la cybersecurity (Acn), il governo si accinge a nominare il suo successore. Frattasi, stimato prefetto che non aveva nel curriculum nulla che riguardasse strettamente il mondo della sicurezza informatica, era stato nominato dal governo Meloni a marzo 2023, dopo l'addio di Roberto Baldoni, esperto di cybersecurity che era capo dell'agenzia sin da quando era stata inventata, nel 2021. Al posto di Frattasi, salvo sorprese dell'ultimo minuto, arriverà Andrea Quacivi, già amministratore delegato della Sogei, esperto di big data. Le dimissioni di Frattasi, formalmente avvenute per motivi personali, arrivano dopo una stagione in cui la cybersicurezza è stata spina nel fianco del governo Meloni. Sotto vari punti di vista.
In tempi di guerra ibrida, avere un sistema di sicurezza cibernetica funzionante è considerato imprescindibile. Il problema è che, nonostante i tanti sforzi fatti dai privati per mettere in sicurezza i dati delle proprie aziende, l'Italia è ancora lontana dall'essere pienamente al sicuro. Lo dimostrano, da ultimo, i dati dell'Acn sugli incidenti cibernetici di marzo 2026: se il numero degli eventi che hanno messo a dura prova la sicurezza informatica si è mantenuto stabile rispetto al mese precedente (436 episodi, a febbraio erano 435) sono aumentati gli attacchi informatici che hanno fatto danni. A febbraio erano stati 173, a marzo 313. Aumentano anche le vittime: i soggetti che hanno subito furti di dati o comunque danni in seguito ad attacchi hacker a marzo sono stati 552, contro i 497 di febbraio. Il quadro recentissimo non è confortante, ma non lo è neanche quello passato. Negli ultimi anni alcuni attacchi Ddos - operazioni che non rubano dati ma mandano in tilt i sistemi - di collettivi filorussi hanno messo in ginocchio varie amministrazioni italiane. Non tanto per i danni materiali, quanto per il caos e i disservizi creati. Il caso più eclatante è stato quello dell'Università Sapienza di Roma: per una settimana circa l'Ateneo più grande d'Europa non ha potuto utilizzare i suoi server informatici perché centinaia di questi erano stati hackerati. Nel dubbio studenti, professori, ricercatori, impiegati erano stati sloggati da ogni piattaforma online. Un caso eclatante ma non isolato, perché ad essere hackerato in maniera più pericolosa è stato anche uno dei musei più importanti al mondo: quello degli Uffizi di Firenze. C'è un'inchiesta in corso, ma dai primi rilievi sembrerebbe che siano stati rubati dati di una certa rilevanza, la cui diffusione avrebbe seriamente compromesso la sicurezza del museo. Scorrendo indietro nel tempo possiamo ricordare, nel 2023, un attacco Ddos ha mandato in panne vari siti dei ministeri, nonché quelli di alcune aziende. In tutti i casi era stata chiamata in causa l'Acn, che si era difesa dicendo di aver fornito il supporto necessario ad attacco in corso.










