Il governo Meloni ci riprova, per la terza volta in meno di quattro anni, a dare slancio all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), fondata soltanto cinque anni fa. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha le deleghe sia all’intelligence sia alla cybersicurezza, aveva già cambiato nel marzo di tre anni fa il direttore generale ereditato dal governo Draghi, il professor Roberto Baldoni, considerato uno dei fondatori dell’Agenzia. Struttura, quest’ultima, nata nel 2021 in grande ritardo rispetto ai partner occidentali e dopo forti tensioni politiche, dalla costola del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), la struttura di Palazzo Chigi che coordina le due agenzie d’intelligence, che faceva capo proprio a Baldoni, nominato vicedirettore del Dis nel 2018.
Nel marzo 2023 il primo cambio: si dimette Baldoni, considerato troppo “autonomo” da Mantovano e oggi consigliere per la cybersicurezza e la tecnologia presso l’ambasciata a Washington; dentro Bruno Frattasi, già potente capo di gabinetto del Viminale e prefetto di Roma.
L’uscita – «motivi personali» è la versione della lettera inviata a Palazzo Chigi – sembra una delle tante storie di fine legislatura. All’Acn gli viene riconosciuto il lavoro per trasferire l’organismo dalla sede in via Santa Susanna all’immobile di corso d’Italia dove aveva sede il colosso della telefonia Tim.










