Tutto in una notte. Sospesi tra la «vita» e la «morte». E il rischio, concretissimo, di cadere nella retorica. La solita fiera di banalità che accompagna sfide come quella di stasera (fischio d’inizio alle 20) in un «Druso» esaurito in ogni ordine di posto. Quando senti l’aria che comincia a mancare negli occhi ti scorrono le immagini di un’intera stagione. Quasi tutti «cazzotti», a voler essere onesti. Una lunga serie di figuracce e, soprattutto, di errori. Senza che qualcuno riesca a trovare il coraggio di tirarsi fuori nel classico giochino delle responsabilità. Di fronte a uno sfascio del genere c’è solo da tenere lo sguardo basso e il capo chino. In silenzio, anche. Mai così saggio. Valerio Di Cesare se n’è assunto la paternità. E c’è solo da fargli i complimenti. Per caso c’è qualcuno che avrebbe voglia di sentire per l’ennesima volta le solite frottole?
La realtà è semplice. Acclarato che dopo trentanove giornate in archivio sarebbe folle pensare di poter vedere qualcosa di diverso rispetto a quello che ci si è dovuti sorbire finora quale deve essere il sentimento del tifoso del Bari? Di speranza, per chi ne ha ancora forza e voglia. Cosa volete che possa accadere di diverso? Ci vorrà fortuna. E anche tanta. Alla voce episodi, da una parte e dall’altra. Si tratta di sbagliare meno del solito. Certo non di trasformarsi in un playout che nasconde, come da tradizione, mille insidie. Mentali, in primis. Dal Bari nessuno pretende guarigioni miracolose. Possibilmente, un pizzico di animo in più. E di attenzioni. Provando a evitare quelle «dormite» che troppo spesso hanno macchiato partite già complicate. Le percentuali, poi. Un pizzico di cinismo, poi. Per segnare un gol non puoi pensare di dover costruire tre-quattro occasioni nitide. Vale tutto quando in palio c’è la salvezza. Anche un «gollonzo». Una gioia al primo tentativo. Slanci emotivi, anche.














