Il Bari è in serie C. Si era capito da mesi che sarebbe finita così, ma è incredibile come la squadra biancorossa pur avendo ancora ieri la possibilità di salvare la pelle, abbia giocato un’altra partita indecente. Sarebbe servita una vittoria, anche di misura, ma se in novanta minuti tiri due volte in porta, giusto retrocedere. Con buona pace di una tifoseria che anche ieri ci ha creduto, con i circa settecento tifosi assiepati nel settore ospiti. Ma questa squadra, costruita malissimo dai direttori sportivi Magalini e Di Cesare, e alla quale tre allenatori non sono riusciti a dare un’identità, si è confermata troppo debole e senza valori morali per andare oltre l’ultimo ostacolo.
Ma le responsabilità maggiori sono di una proprietà che nel momento in cui ha etichettato il Bari come la squadra B del Napoli, lo ha indirizzato verso un terribile destino. Con la squadra scende in C un’intera città, che pure aveva messo a disposizione della famiglia De Laurentiis tutti gli strumenti necessari, dal rifacimento dello stadio all’ampia adesione degli sponsor, per favorire l’ascesa della squadra. Ed invece, dopo la serie A persa sul filo di lana con il Cagliari, è iniziata una involuzione progettuale che ha portato inesorabilmente alla retrocessione.









